Prima o poi lo fanno tutti: si sceglie il nome, lo si cerca su Google, il dominio è libero, il profilo Instagram pure. Sembra fatta. Ma Google non è il registro dei marchi. I diritti su un nome non stanno online: stanno negli archivi degli uffici marchi, e si controllano lì. Questa guida ti spiega dove si cerca, cosa si trova e, soprattutto, cosa una ricerca fai-da-te non ti dirà mai.
Dove si cerca: UIBM, EUIPO, WIPO
Gli archivi sono pubblici e gratuiti. Per l'Italia c'è la banca dati dell'UIBM, l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. Per i marchi dell'Unione Europea c'è eSearch dell'EUIPO, e c'è TMview, che interroga in un colpo solo decine di registri nazionali ed europei. Per le registrazioni internazionali c'è il Global Brand Database della WIPO.
Il primo errore sta già qui: fermarsi all'archivio italiano. In Italia un marchio dell'Unione Europea vale quanto uno nazionale, e lo stesso vale per un internazionale esteso all'Italia. Il tuo nome deve essere libero su tutti e tre i livelli, non su uno.
La ricerca per identità: necessaria, mai sufficiente
Digiti il nome, l'archivio ti dice se esiste un marchio identico. Due minuti, costo zero. Se salta fuori un identico nella tua classe di prodotti, hai già la risposta: cambia nome, o preparati a una battaglia persa in partenza.
Ma se non salta fuori niente, non hai ancora la risposta. Perché la legge non protegge il titolare solo dall'identico: lo protegge dal confondibile. E la confondibilità la ricerca per identità non la vede.
Il vero nemico è il simile
Un marchio anteriore ti blocca se il pubblico può confondersi: somiglianza fonetica (si pronuncia in modo simile), visiva (si scrive in modo simile), concettuale (evoca la stessa idea), combinata con l'affinità tra i prodotti. "Kirea" e "Kyrea" sono marchi diversi per un archivio e lo stesso marchio per un giudice. E il conflitto non si ferma al numero di classe: prodotti in classi diverse ma affini possono confliggere lo stesso.
È questo il mestiere vero della ricerca di anteriorità: non trovare l'identico, che è la parte facile, ma scovare i simili e pesarli. Quanto è vicino? Quanto sono affini i prodotti? Quel titolare ha una storia di opposizioni? Questa valutazione è legale, non informatica. Nessuna banca dati la fa al posto tuo.
Quando cercare: prima di innamorarti del nome
La ricerca va fatta prima di tutto il resto: prima del logo, prima del sito, prima delle etichette e della campagna di lancio. Ogni euro investito su un nome non verificato è un euro a rischio. E c'è un motivo in più per non aspettare: gli uffici non controllano d'ufficio i conflitti con marchi anteriori. La tua domanda può essere accolta oggi e demolita tra un anno da un'opposizione o da un'azione di nullità, quando il nome è ormai dappertutto.
Cosa fare con quello che trovi
Tre scenari. Se c'è un identico nella tua merceologia, il nome si cambia: costa meno oggi di quanto costerà mai. Se c'è un simile, serve un giudizio di confondibilità prima di decidere: a volte si passa, a volte si aggiusta il segno, a volte si tratta con il titolare. Se non c'è niente, il nome è libero: ma libero significa anche libero per chiunque altro, quindi il deposito conviene farlo subito. Tra due che scelgono lo stesso nome, vince chi arriva prima al registro.
E dopo il deposito il gioco si inverte: da quel momento sono gli altri a dover verificare che il loro nome non somigli al tuo. Ammesso che tu te ne accorga in tempo quando qualcuno ci prova.
Domande frequenti
Sulla banca dati pubblica dell'UIBM, l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi: si interroga gratuitamente online e copre i marchi depositati e registrati in Italia. Attenzione però: in Italia valgono anche i marchi dell'Unione Europea e gli internazionali estesi all'Italia, quindi la ricerca sul solo archivio UIBM non basta mai.
Con eSearch dell'EUIPO per i marchi dell'Unione Europea e con TMview, che interroga insieme decine di registri nazionali ed europei. Per le estensioni internazionali c'è il Global Brand Database della WIPO. Sono tutti strumenti pubblici e gratuiti.
La consultazione delle banche dati sì: UIBM, EUIPO, TMview e WIPO sono gratuite. Quello che non è gratuito è il giudizio: capire se un segno simile al tuo, in una classe affine, costituisce un rischio reale richiede una valutazione legale di confondibilità. È lì che una ricerca fai-da-te si ferma.
No. Google ti dice se qualcuno usa quel nome sul mercato, non se lo ha depositato come marchio. Esistono marchi registrati e mai usati online, e nomi usatissimi online che nessuno ha mai depositato. Sono due controlli diversi e servono entrambi, ma quello che decide i diritti è il registro.
L'ufficio non ti ferma: né UIBM né EUIPO controllano d'ufficio se il tuo segno confligge con marchi anteriori. La domanda viene pubblicata e il titolare del marchio anteriore può fare opposizione, chiedere la nullità della tua registrazione o agire per contraffazione, anche anni dopo, quando il nome è già su insegne, etichette e sito.
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